
8) Plotino. Anime belle e anime brutte.
    L'anima bella  quella capace di elevarsi al di sopra del
mondo sensibile; l'anima brutta, invece,  quella che vive
seguendo le passioni: vittima e nello stesso tempo responsabile di
una scelta che le  innaturale

Enneadi, I, 6, 5 (vedi manuale pagina 210).

1   Bisogna anche sapere quali sono gli effetti dell'amore per le
cose non sensibili che vi fanno provare le belle occupazioni, i
bei caratteri, i costumi temperanti e, in generale, le azioni e le
disposizioni virtuose e la bellezza dell'anima? E che provate
quando vi vedete interiormente belli? E perch voi folleggiate e
siete emozionati e bramate d'essere con voi stessi raccogliendovi
fuori del corpo? Questo infatti provano i veri amorosi. E per
quale cosa lo provano? Non per una forma, per un colore, per una
grandezza, ma per l'anima che  senza colore e possiede in s
l'invisibile temperanza e lo splendore delle altre virt; < lo
provate > quando vedete in voi stessi o contemplate in altri la
grandezza dello spirito, un carattere giusto, la purezza dei
sentimenti, il coraggio su un viso nobile, la gravit, quel
rispetto di s che si diffonde in un'anima calma, serena ed
impassibile e soprattutto l'irraggiar dell'Intelligenza di essenza
divina. In che modo, dunque, amando e desiderando queste cose, le
diciamo belle? Poich esse lo sono manifestamente e chiunque le
veda dir che esse sono realt vere. Ma che sono queste realt?
Belle, certamente. Ma la ragione desidera ancora sapere quello che
esse sono per rendere amabile l'anima; che cosa brilla dunque
sopra tutte le virt come una luce?.
2   Vorremo, considerando i loro contrari, cio le bruttezze
dell'anima, porle per opposizione? Sar forse utile alla nostra
questione sapere cos' la bruttezza e perch si manifesta. Sia
dunque un'anima brutta, intemperante e ingiusta, piena di numerosi
desideri e del massimo turbamento, timorosa per debolezza,
invidiosa per meschinit, che pensa s, ma solo a oggetti mortali
e vili, sempre falsa, amica dei piaceri impuri, vivente solo della
vita delle passioni corporee cos da trovare il suo piacere nella
turpitudine. E non diremo noi che questa bruttezza  sopraggiunta
in lei come un male estrinseco che la sporca, la rende impura e la
mescola a grandi mali, in modo che la vita e le sue sensazioni non
sono pi pure? [...].

(Plotino, Enneadi, Rusconi, Milano, 1992, pagine 133-135).

